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Basta

Da grande

Pazzesca irrompe in soggiorno e proclama con urgenza:

“Mamma..”

“Sì tesoro”

“Quando sarò grande avrò una moto!”

e prima ancora di lasciar reagire l’interlocutore

“…e quando sarò grande, io non farò la mamma, farò LA PARRUCCHIERA.”

Lascia la stanza pattinando con le pantofoline e guarda indietro sardonica al di sopra della spalla.

“°___°”

Son solo gioie..

Fine anno

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Tanto è inutile, per ora se cerco la foto giusta, la perla di saggezza, il motto di spirito, non riprenderò più il mio blog.

Tanti auguri a tutti, ho tante cose per la testa, una certa quantità di aspettative per il prossimo anno, da verificare. Il bilancio lo lascio preventivo, devo concentrarmi su presupposti un po’ rinnovati.

Il verbo volere non ha mai fatto chic, ma forse nel frattempo ha fatto felice qualcun altro.

Ho bisogno di un po’ di azione, di qualche buona reazione. Voglio più qualità, più buonumore.

Tanti auguri anche a me.

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Sei così piccolina da non riuscire a vedermi bene se ti osservo divertita dalla porta. Da oggi sarò istituzionalmente investita a pieno titolo della carica di difensore del tuo sistema immunitario spirituale (e materiale alla bisogna), anche se per il momento sembra proprio che tu non debba curartene, hai due amorevoli bodyguards di tutto rispetto. Puoi specchiarti nei loro sorrisi e sentirti protetta, le giornate siano sempre luminose per te.

…how I wonder what you are.
Up above the world so high,
Like a diamond in the sky.
Twinkle, twinkle, little star,
How I wonder what you are!

When the blazing sun is gone,
When there’s nothing he shines upon,
Then you show your little light,
Twinkle, twinkle, through the night.
Twinkle, twinkle, little star,
How I wonder what you are!

In the dark blue sky so deep
Through my curtains often peep
For you never close your eyes
’Til the morning sun does rise
Twinkle, twinkle, little star
How I wonder what you are

Twinkle, twinkle, little star
How I wonder what you are 

Facciamo l’ipotesi

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«Facciamo l’ipotesi»

Piero Calamandrei

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. .

Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole priva te denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950)

Tecnologia

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Mitico è in estasi. Guarda con deferenza il rullo, ne ascolta gli scatti come uno scassinatore consumato, si sporca beato le punte delle dita col nastro, aziona il tasto fissamaiuscole e segue con amorevole sguardo i movimenti causati dalla barra spaziatrice; si accanisce sulla leva dell’interlinea finché non cade il foglio. Si volta e sognante mi dice “E’ bellissima…”

boh

boh

Capita mai  di guardare qualcosa finché non si riesce più a metterla a fuoco?

 Photobucket

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, questo è tutto. (O. Wilde)

“La forza d’attrito è una forza resistente, ossia una forza che si oppone al moto, una forza che ha un effetto puramente passivo. Ha un’intensità che varia tra 0 e un valore massimo, uguale all’intensità della forza che dobbiamo applicare al corpo per metterlo in movimento. Non esiste una formula che permetta di quantificare in maniera del tutto generale la forza d’attrito. È possibile però esprimere tramite una formula quanto vale la forza d’attrito massima. A livello microscopico infatti la forza d’attrito è dovuta al fatto che le superfici a contatto non sono mai perfettamente lisce, ma presentano delle irregolarità e delle rugosità che costituiscono un ostacolo per il movimento. Maggiori sono queste irregolarità, maggiore sarà il coefficiente di attrito statico. Per riuscire a mettere in movimento un corpo dobbiamo riuscire a vincere preliminarmente la forza d’attrito, ossia dobbiamo riuscire ad applicare una forza maggiore della forza d’attrito massima. E’ la forza di primo distacco, ossia la forza che dobbiamo applicare per mettere in movimento un corpo. Dal rapporto tra tale forza e il peso del corpo si ricava il coefficiente d’attrito statico, grazie al quale si attiva ogni possibile movimento”.

Voglio quel numero puro.

كباب

 kebab

A me piace proprio il kebāb, accompagna spesso momenti sereni.

Ha una ricetta semplice e gustosa. Buono.

Lars

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Ho visto un film che mi è piaciuto, l’abbiamo noleggiato sere fa. “Lars and the Real Girl“, regia di Craig Gillespie con Emily Mortimer, Patricia Clarkson,  Paul Schneider e Ryan Gosling.
Dal poco che so, è un film diciamo indipendente americano, ambientato in un qualche posto abitato da gente che ha nomi nordici e altrettanto continentali bloccatissimi rapporti interpersonali. Roba da finto basso profilo. La regia attenta il giusto, la fotografia volutamente démodé, una azzeccatissima quanto minimale colonna sonora (poco più dei titoli di testa e di coda).

Plot tragicomico per follìa di invenzione e leggerezza d’esecuzione, mi ha colpito invece la profondità  dell’interpretazione del protagonista, sempre nel ruolo, e dei suoi comprimari, tutti alla sua altezza.

Traspare una mentalità comunque diversa da quella di una eventuale messa in scena italiana, in un film dove credo proprio che si sarebbe indagato (anche bene, per carità) il caso umano, semmai il transfert con la dottoressa/psicologa, giammai il sentimento di appartenenza alla comunità. Ovviamente parlo di regie illuminate, non dell’ovvia ridicolizzazione di qualche demente che sfrutta il facilissimo exploit di uno che decide di innamorarsi di una bambola di gomma..

Mi ha colpito, come mi accade sempre quando mi trovo ad avere a che fare con i clichés della mia educazione.

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